Bebelplatz 1933: il rogo dei libri resistenti

Un viaggio nella letteratura, un inno alla libertà, un discorso appassionato in difesa del coraggio di tutti quegli scrittori che hanno sfidato il potere per scrivere la verità. Bebelplatz di Fabio Stassi è tutto questo e tanto altro.

Il viaggio ha inizio proprio da Bebelplatz, la piazza di Berlino dove a partire dal 10 maggio 1933 la dittatura nazista ordina il rogo per migliaia di libri pericolosi, osceni, scomodi. “L’uomo tedesco del futuro – disse Joseph Goebbels – non sarà più un uomo fatto di libri, ma un uomo di carattere“. Questa la promessa che il regime nazista fa al suo popolo. Il regime però fallirà, i roghi infatti non elimineranno i valori di giustizia e libertà stampati nelle pagine di quei libri. E l’autore lo sottolinea a conclusione e del suo libro quando cita un elogio alla letteratura fatto da Antonio Tabucchi: “La letteratura merita comunque un elogio, perché continua a sopravvivere nonostante non abbia mai smesso d’avere gli stessi nemici di sempre, e anche gli stessi sicari“.

Ma ritorniamo al rogo di Berlino. Fabio Stassi è curioso di conoscere quali libri di autori italiani sono finiti nella lista nera di Hitler e perché.  Su quella lista infatti sono tanti gli scrittori stranieri elencati: Heinrich Mann, Albert Einstein, Sigmund Freud, Stefano Zweig, Ernest Hemingway, Karl Marx, Bertolt Brecht. Solo per citarne alcuni. Ma gli italiani?  Inizia così la ricerca di Stassi che lo porta a individuare cinque autori: Pietro Aretino, cantore della libertà rinascimentale; Giuseppe Antonio Borgese, cittadino del mondo; Emilio Salgari, antimperialista convinto, Ignazio Silone, antifascista e Maria Volpi,  unica donna e narratrice dell’indipendenza femminile. Autori molto diversi tra loro, e se è chiaro il motivo per cui i libri di Silone siano finiti al rogo, più difficile comprendere che cosa c’era di così pericoloso negli altri. Inizia quindi il viaggio dell’autore, una ricerca che lo porterà anche nella piazza di Berlino dove Goebbels dà il via ufficiale alla cancellazione della letteratura disobbediente.

Pagina dopo pagina, Stassi racconta questi autori portando per mano il lettore alla scoperta non solo delle loro opere ma anche e soprattutto del ruolo della cultura, unica candela nel buio della distruzione. E allora la domanda che attraversa tutto il libro è: che cos’è la letteratura e a cosa serve?  Alla fine di questo percorso l’autore comprende che nei roghi nazisti questi autori italiani ci sono finiti perché ognuno di loro poteva rappresentare quella candela. Aretino perché ha cantato il desiderio, l’allegria, il sarcasmo. Nel rogo si è voluto bruciare il pacifismo e il cosmopolitismo di Borgese, così come il regime nazista non poteva tollerare l’antimperialismo che fuoriusciva da ogni romanzo di Salgari. Silone era l’antifascista per antonomasia, la sua indipendenza di pensiero era molto pericolosa. E infine ci finì anche Maria Volpi nonostante i suoi legami con il fascismo perché aveva avuto l’ardire di raccontare un amore tra una italiana e un africano ma soprattutto l’indipendenza di una donna che decide la rotta della sua vita da sola. 
In appendice al libro c’è anche un brevissimo elenco dei tanti roghi che l’uomo ha appiccato nella storia, e il pensiero va anche alle vite umane distrutte nelle guerre che ancora oggi dilaniano i popoli. 

Lo stile incalzante di Fabio Stassi e il suo profondo amore per la letteratura rende Bebelplatz un libro attuale e necessario.

Bebelplatz
di Fabio Stassi

Sellerio editore, 2024
pp. 312, euro 16

Condividi su
Instagram
X (Twitter)
Visit Us
Follow Me
Follow by Email
RSS

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *